17.4.12

Lavoro e beni comuni: che ne dite? di Alberto Lucarelli e Ugo Mattei

Articolo del 17.04.2012 su Il Manifesto

Proviamo a dare qualche contenuto concreto alla discussione sul soggetto politico nuovo che si svolgerà il 28 aprile prossimo a Firenze. Così possiamo cominciare a rispondere alle diverse posizioni critiche che sono state avanzate nel dibattito (molto vivo e interessante) che sta svolgendosi sul Manifesto.
Innanzitutto, una decisione che va presa a Firenze, cominciando a sperimentare subito il piacere di decidere collettivamente, è il nome del nuovo soggetto. Il nome non è questione da poco, perché per suo tramite si offre un orizzonte di senso alla nostra operazione politica.

Un nome è poi indispensabile per qualunque uso istituzionale si voglia fare del nuovo soggetto sia prima che alle elezioni del 2013. Ciò risulta di una qualche urgenza perché autorevoli compagni hanno letto nella attuale denominazione di “soggetto politico nuovo” un accento di nuovismo politico. Nulla di più lontano dalle nostre intenzioni. Il nuovismo, la rottamazione, il far pulizia, il giovanilismo sono tutte manifestazioni becere di antipolitica e vanno in una direzione opposta rispetto al nostro scopo di contribuire a un’altra politica che pensi e rifletta prima di lanciare facili slogan e scorciatoie. Noi proponiamo di chiamarci Lavoro e beni comuni (Lbc).

Altri hanno parlato di Democrazia continua. A parte l’acronimo imbarazzante di quest’ultima denominazione, lavoro e beni comuni segnala senza ambiguità che il nostro soggetto politico nasce nel conflitto il quale si sta articolando, a livello globale, sulla ristrutturazione costituente del rapporto fra capitale e lavoro, declinato sulla questione proprietaria e sui beni comuni. Immaginando il soggetto politico nuovo come un “Cln anti-tecnocrazia”, noi collochiamo la nostra proposta come declinazione italiana di una grande resistenza globale. Diremmo quasi, se non fossimo pacifisti senza se e senza ma, che l’Italia deve schierarsi (dando l’ esempio fra le grandi economie occidentali) a fianco dei popoli oppressi del Sud globale, in una guerra mondiale di liberazione contro l’oppressione del neoliberismo che, come i peggiori regimi del ’900, sta devastando il mondo e lo stesso piacere e senso di vivere.
Il rapporto fra capitale e lavoro, contro le plurime declinazioni della sovranità autoritaria, sarà dunque il terreno di sfida e i beni comuni l’orizzonte di senso e di alleanze globali con cui cercare di vincere, stabilendo un’egemonia nuova finalmente sostitutiva di quella neoliberale, divenuta anche da noi sempre più aggressiva, para-fascista e comunque in stridente contrasto coi nostri valori costituzionali. Nome e collocazione politica globale dovrebbero da un lato far chiarezza sulle alleanze possibili e sul grande discrimine politico, e dall’altra ci consentono di superare (non di buttare via ma di contestualizzare storicamente) contrapposizioni che potevano aver senso nel ’900, con la sovranità politica ancora salda negli Stati ma che non ne hanno più oggi che la sovranità è privatizzata a livello globale. È oggi che Lavoro e beni comuni (o come altro si chiamerà) dichiara che “non c’è più tempo”. È sul contesto dell’oggi che deve articolare la sua proposta per il domani. Collocarsi dalla parte del lavoro e affrontare la questione dei beni comuni significa resistere all’accumulo proprietario senza fine, con ogni strumento di lotta politica, sociale e giuridica, a livello globale e locale contemporaneamente.

Cosa faremmo nei nostri primi 100 giorni di governo? Questa è la proposta che dobbiamo cominciare a elaborare a Firenze, per aver pronta fra un anno un’alternativa sistemica credibile. Nulla di meno! Dobbiamo smetterla di parlare di risultati a due cifre come se una rappresentanza parlamentare minoritaria in un Parlamento che non conta più nulla potesse soddisfarci. Forse interesserebbe a qualche politicante in cerca di ricollocazione, non certo a chi vuole liberare l’Italia dalla tirannia tecnocratica ed autoritaria del pensiero unico neoliberale. Avrà senso partecipare alle elezioni, come uno degli strumenti di lotta politica in campo, se si riesce a organizzare una grande alleanza capace di esprimere in modo credibile una proposta di governo del paese che davvero inverta la rotta, proponendo anche a livello globale un modello italiano, che innanzitutto passa dalla piena consapevolezza che il re è nudo.

Proponiamo di seguito un decalogo per la discussione fiorentina. Alcune proposte potrebbero sembrare radicali ma ci paiono percorribili e indispensabili nella ricerca di un modello che faccia l’ interesse del 90% della popolazione. Si tratta di articolare le tre sovranità di cui parlava Tonino Perna, un’operazione che chiunque abbia buon senso non può che voler sottrarre dagli interessi privati multinazionali.

1. Rinegoziare radicalmente il debito pubblico. L’Italia deve dar vita ad un audit serio che si collochi come base per rinegoziare la nostra stessa posizione in Europa. La sovranità monetaria va recuperata senza tabù. La stessa esclusività dell’euro come valuta in circolazione va ripensata.

2. Ri-nazionalizzazione delle principali banche dopo averle sottoposte a audit. Piano quinquennale di attuazione dell’ art. 43 Costituzione in materia economica, alimentare ed energetica di informazione e di cultura. Ricostruzione di un Iri che intervenga a salvaguardia delle aziende in crisi finanziando e supportando il loro progressivo trasferimento ai lavoratori.

3. Azzeramento del budget offensivo della difesa e uscita immediata dell’ Italia da ogni azione di guerra globale, anche se mascherata da intervento umanitario. Muovere passi concreti per una collocazione internazionale dell’ Italia come paese neutrale. Uscita immediata dalla Nato e apertura di negoziato volto a chiudere ogni presenza militare sul nostro territorio.

4. Moratoria immediata su ogni processo di dismissione, privatizzazione o liberalizzazione e contestuale promulgazione di una legge che stabilisca principi chiari e trasparenti sulle condizioni di governo del patrimonio pubblico.

5. Tassa patrimoniale sulla ricchezza mobiliare ed immobiliare con un’aliquota fortemente progressiva. Tassa sullo spreco, il che include l’acquisto e l’utilizzo di Suv ed altri veicoli socialmente dannosi. Utilizzo dei proventi di tale tassazione per l’immediato finanziamento di posti di lavoro per un grande piano pubblico di tutela del territorio e del patrimonio immobiliare.

6. “Reddito minimo” garantito e immediata abrogazione della riforma pensioni e della riforma del lavoro così come concepite dalla tecnocrazia. La retribuzione deve garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

7. “Reddito massimo” controllato: nessuno deve poter guadagnare in nessuna forma oltre una certa cifra annua (250 mila euro è la nostra proposta).

8. Moratoria venticinquennale di ogni grande opera. Riconversione di quanto stanziato a tal fine per opere volte a favorire la libera circolazione delle persone sul territorio a prezzi accettabili ed in condizione degne.

9. Semplificazione radicale dell’ordinamento giuridico e dell’organizzazione amministrativa tramite istituzione di una commissione permanente di monitoraggio e riforma del diritto. Riforma del sistema penale e recupero della funzione riabilitativa della pena. Depenalizzazione dell’uso della droga e di ogni reato connesso col disagio della migrazione tramite politiche di integrazione fortemente proattive.

10. Introduzione di una tassazione seria sulla successione per dare a ogni giovane che nasce in Italia opportunità non troppo diverse da ogni altro. Limiti di durata per la concessione della personalità giuridica privata. Statuto giuridico di diritto pubblico per i partiti politici e per i sindacati.

Si può fare? Si tratta davvero di un programma che può prendere voti solo a sinistra o se ben spiegato parla il linguaggio di un nuovo senso comune? Cominciamo a parlarne a Firenze, tenendo conto che l’egemonia passa attraverso l’abbattimento delle barriere fra destra e sinistra, proprio come ha saputo fare il neoliberismo reagan-tatcheriano, creando una falso realismo che ha portato laburisti, democratici, socialisti e socialdemocratici a di tutto il mondo a perseguire politiche di destra senza neppure saperlo.

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